Il Grandevetro

Il Grandevetro
La rivista di area pisana, sulle cui pagine ho avuto il piacere di pubblicare poesie o altri testi. Queste, con presentazione di Dino Carlesi, furono pubblicate nel n. 60 del marzo 1984. / The Tuscan magazine on which pages I had the pleasure to publish poems and literal texts. These, with presentation of Dino Carlesi, were published in n. 60, March 1984.

IL grandevetro n. 60, aprile 1984

C'è in Lini l'alternarsi di istanze diverse e talvolta contrastanti. Ora è in agguato il pericolo della concettualizzazione, ora la vis poetica prende il sopravvento. Ma Lini è poeta vero. La poesia gli nasce sempre «dentro» e «prima», quasi all'idea urga placarsi esclusivamente in immagine. Ha il potere di cogliere le linee nascoste del pensare e del vivere, i segni paiono incerti mentre sono automaticamente motivati, al limitare baluginante dell'emozione che assume via via contorni sempre più netti. Talvolta egli sembra ascoltarsi meccanicamente e seguire un misterioso flusso inconscio, talaltra obbedire alla legge del suono. Ma la fiducia nella «parola» è preminente, tutto può crollare ma non la parola, che non solo le definisce le cose ma le fa esistere. La parola. Il linguaggio. Per questo potere abbiamo costruito la Storia e ci siamo differenziati dagli altri animali.

La limpidità è in quel suo mirare dritto al cuore degli eventi: nella prima poesia la linea diventa un volo e il volo si fa «sparo nel cuore» (una rosa). Le immagini sono pregne di significanza, e la rosa è protagonista e vittima della propria «linfa», del proprio «solo universo», del «movimento che la portava». La felicità «è cieca» come ogni evento incontrollabile. Anche la seconda poesia riflette sue profonde metafore: la città esiste col suo «quotidiano» naturale e umano - il cielo e i saltimbanchi - ma la Storia incombe e i secoli passano, e il poeta riporta inconsciamente in primo piano il proprio «io»: che è ferita, è segno di matita, è il dilagare per le vie, è il dare significato a una donna, è congiungere terra e cielo. La terza poesia (le prime due note sono inedite) l'ho tratta dal volume «Opera prima» che Lini ha stampato nell"83. Una breve poesia d'amore per il proprio paese a cui ritorna dopo una sosta fiorentina colma di luci e di bandiere. Poesie aspre, dure, dai passaggi asintattici, che vanno lette per sensi, per salti memoriali da tremore a tremore. Ma poesie.
Dino Carlesi