Culture stratificate, Tommaso Paloscia

Culture stratificate, Tommaso Paloscia

Galleria Mentana, Firenze, 1994.
Poeta e pittore Arturo Lini è un artista impegnato in una ricerca formale fra le astrazioni che gli suggeriscono soluzioni diverse in cui certi caratteri di scrittura assumono valore di forme anch'esse. E talvolta i suggerimenti si amalgamano fra loro in composizioni ordinatissime o spesso si affacciano sulla tela in espressioni rastremate nel segno e nel colore, fino a identificarsi in materiche assonanze con entità sottratte alla geometria. Sono corrispondenze, assonanze appunto, che appaiono appena e vagamente identificabili sui supporti di gesso predisposti a suggerne il colore e il segno; a determinarne la fusione con i fondi sensibili a certe angolazioni della luce.

Si rinchiudono così in quei fondi le allucinazioni che spingono un poeta a rovistare negli episodi emotivi fra i più capaci di offrirsi alla lettura attraverso parole o immagini: su due vie cioè che poi sono situazioni, in quanto provocate da salti improvvisi in quel caos o in quel buio nel quale vanno a cacciarsi le idee quando avvertono incombente il fenomeno sempre rinascente della creatività nell'arte. E Lini espande la sua indagine in entrambi i versanti, se così si può dire, in cui ravvisa un'unica condizione libera da codici estetici che altrimenti ne vincolerebbero la fantasia limitando le possibilità del suo immaginario: un mondo fantastico, cioè, assai ricco di situazioni possibili ma fragile per le tensioni che le sollecitano e ne regolano i ritmi.

Dalle riletture di Cézanne o di Gauguin alle rimeditazioni di alcune imprese poetico-visive rimaste incastonate nella memoria come pietre preziose provenienti dalla miniera dei ricordi più affascinanti; alle infatuazioni ricorrenti per un futurismo di riminiscenza culturale; fino alla evoluzione di quei "totem " che sono scivolati lentamente, e in apparenza per misteriosa inerzia, nel ciclo delle partiture, responsabili degli affinamenti stilistici di cui si fanno ornamento le forme, appena leggibili e tuttavia colme di indiscutibile potenza espressiva. 
Ripercorrendo l'esistenza di Lini, forse è possibile raggiungere le origini dei fatti e delle situazioni che hanno ispirato queste "partiture" ripropostesi a giocare come luoghi deputati alla ripartizione di componimenti poetici o anche musicali. E potrebbero essere situazioni ancestralmente vissute e non poste in chiaro dalla coscienza allora troppo fragile per un bambino: Volterra voglio dire; e gli episodi di civiltà che ne costituiscono il tessuto.

L'incantevole Volterra dove Lini è nato nel 1948 e dove è rimasto fino all'età di cinque anni, come egli stesso racconta nel sintetico ma efficacissimo excursus attraverso l'autobiografia. I muri del centro storico e anche quelli periferici, i bugnati corrosi dal tempo e resi evanescenti nella descrizione per via di labili informazioni di memoria: fatti e situazioni che tornano prepotentemente nei solchi della ricerca, frammenti di reperti archeologici dissepolti dall'avanzare dell'aratro che affonda il vomere nella terra, misteriosa memoria del tempo in cui fu madre feconda d'antiche culture. In un tale impasto di esperienze coscienti o inconsapevoli, l'anima di Lini esplora il sentiero più congeniale all'arte sua che si manifesta con rari pentimenti a mano a mano che quelle verità vengono alla luce, ricche di civiltà stratificate. Realtà e immaginario insieme che disserrano a lui, pittore, la porta del mondo incantato della poesia.
Tommaso Paloscia, catalogo alla mostra “Culture Stratificate”, Galleria Mentana, Firenze, 1994