Fondazione Carispezia, La Spezia

Fondazione Carispezia presenta, da sabato 11 dicembre 2021 a domenica 30 gennaio 2022, la mostra Admirabile signum. Il presepe tra arte antica e contemporanea nei propri spazi espositivi di via D. Chiodo 36 alla Spezia. Nata da un’idea di Emanuele Martera che ne ha coordinato immagine e allestimento, la mostra è a cura di Lara Conte e Alberto Salvadori che, per la parte relativa all’arte antica, hanno lavorato alla costruzione del percorso espositivo in dialogo con Simonetta Maione e Giulio Sommariva, con il contributo di Andrea Marmori

 

La mostra mette in relazione importanti esemplari di presepe di produzione genovese e lombarda del XVIII secolo con un nucleo di opere e installazioni contemporanee, creando un ponte tra presente e passato, tra figurazione ed evocazione. Attraverso media e linguaggi diversi, nel corso del XX secolo e nella contemporaneità gli artisti hanno continuato a confrontarsi con uno dei temi maggiormente rappresentati nella storia dell’arte occidentale, fornendone interpretazioni che vanno oltre l’iconografia e la dimensione figurativa tradizionale. Accanto ai presepi settecenteschi il visitatore troverà creazioni di Roberto Almagno, Maria Lai, Marco Lodola, Fausto Melotti, Michelangelo Pistoletto e Guido Strazza.

 

“Un viaggio alla scoperta del presepe e della Natività nell’arte, che unisce in un unico progetto la dimensione antica e contemporanea. Un’iniziativa pensata per infondere nelle persone un senso di speranza in un momento ancora così difficile. Questi sono i presupposti della mostra ‘Admirabile signum. Il presepe tra arte antica e contemporanea’ che Fondazione Carispezia presenta nei propri spazi espositivi per le festività natalizie, proseguendo nell’opera di valorizzazione e promozione della cultura per cui si è sempre adoperata” – commenta il Presidente della Fondazione Carispezia Andrea Corradino.

 

“La mostra ripercorre la storia e il significato del presepe attraverso la visione di artisti che nel corso dei secoli, dall’antichità all’epoca contemporanea, si sono confrontanti con questo tema. Dal primo presepe allestito a Greccio nel 1223 – la cui realizzazione è attribuita a San Francesco d’Assisi – ogni anno a Natale si rivive la tradizione occidentale di allestire la scena della natività come incontro con il divino nella povertà, come momento di resistenza e di forza interiore nella rinascita spogliata dalla ricchezza, come miracoloso calato nella quotidianità” – spiegano i curatori Lara Conte e Alberto Salvadori.

 

A Genova nel corso del XVII secolo si sviluppa un’attenzione minuziosa alla rappresentazione scultorea della nascita di Gesù quando la Compagnia del Santo Presepio di Santa Maria di Castello, appositamente costituita per celebrare la figurazione del Natale, commissiona a Matteo Castellino figurine lignee che risulteranno opere di straordinaria invenzione. Nel corso del Settecento la cultura genovese dei presepi raggiunge il proprio apice: le statuine genovesi divengono veri oggetti d’arte, il cui impatto è accresciuto da apparati scenici di fragile e spesso effimera fattura. I presepi genovesi presto divengono uno dei segni distintivi della Superba, che così dimostra, anche grazie a tali produzioni, una qualità sopraffina di mezzi e di gusto.

 

Legno intagliato e policromato, pasta di vetro per gli occhi, per gli abiti stoffe di rara fattura impreziosite da pizzi e galloni in argento e oro filato, pietre dure, coralli e filigrana per i raffinati monili erano i materiali utilizzati nella produzione delle statuine, rese con irraggiungibile verità storica.

La messa a disposizione da parte dei Musei Civici Genovesi di parte del proprio patrimonio di Presepi è stata occasione per mettere in luce una tradizione artistica di cui la Liguria è stata officina primaria. Il Museo Luxoro, che custodisce alcuni tra i più straordinari esempi di quest’arte, ha tra l’altro concesso in prestito uno straordinario Presepe settecentesco a sagome dipinte su carta di produzione lombarda.

 

Una sala è dedicata ai Presepi di Maria Lai (Ulassai, 1919 – Cardedu, 2013) – una delle più importanti artiste italiane del XX secolo. Durante la sua lunga vicenda creativa Maria Lai ha fatto della Natività uno dei temi centrali della propria ricerca, reinterpretandola tra favola ed epica con stoffe, sabbia, pane, pietre e terracotta, istituendo una continua relazione tra terra e cielo. Ogni suo presepe, realizzato esplorando antiche tradizioni artigianali e utilizzando materiali poveri, è un momento di avvicinamento al sacro come manifestazione di rinascita e rigenerazione.

“Amo il presepe” – raccontava l’artista – “come esperienza di qualcosa che, più ne indago l’inesprimibile, più trovo verità, più divento infantile e ingenua, e più rinasco. Amo il presepe perché ci raccoglie intorno alla speranza di un mondo nuovo. Amo il presepe perché si propone a tutti i linguaggi del mondo e come l’arte anche il presepe ha la possibilità di infinite interpretazioni personali”.

Grazie alla collaborazione con l’Archivio Maria Lai è stato possibile ottenere in prestito alcuni tra i più significativi Presepi realizzati dall’artista nel corso degli anni e altre opere come ad esempio alcune mappe stellari cucite, che concorrono a dar vita alla narrazione di un’ascesa cosmica.

 

Grazie al Museo Internazionale del Presepio “Vanni Scheiwiller” di Castronuovo Sant’Andrea è stato possibile includere nel percorso della mostra il Presepe foresta (2001) di Roberto Almagno (Aquino, 1954) e il Presepe blu notte (2007) di Guido Strazza (Santa Fiora, 1922) che accoglie il visitatore nel salone di ingresso della Fondazione Carispezia. L’installazione di Guido Strazza, presentata negli ultimi anni in alcuni dei più prestigiosi musei italiani d’arte contemporanea, affronta la tematica del presepe rinunciando completamente all’approccio figurativo, utilizzando al posto delle tradizionali statuette forme geometriche collocate sul profondo blu di un grande cielo circolare. Partendo dal legno, materiale al centro della sua ricerca scultorea, Roberto Almagno con il Presepe foresta costruisce una narrazione intensamente spirituale. La sua scultura nasce in continuità con la spiritualità della natura. Nei boschi l’artista sceglie i rami di legno che poi lavora con il fuoco e l’acqua, levigandoli e incurvandoli sino a ottenere forme essenziali e sinuose, che, come un disegno, ritmano lo spazio danzando nell’aria.

 

Il percorso espositivo si completa con due nomi cruciali dell’arte contemporanea italiana: Fausto Melotti (Rovereto, 1901 – Milano, 1986) e Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933), artisti che a vario modo si sono relazionati con il tema della Natività e del presepe, ripensando la dimensione fisica e concettuale del linguaggio scultoreo e dell’iconografia sacra. Nell’allestimento della mostra, le filiformi creazioni metalliche di Melotti attivano un dialogo intenso con il Paesaggio (1965) di Pistoletto.

Melotti sceglie per rappresentare il presepe e il Natale un approccio privo di ogni monumentalità e capace di raccontare l’universale tema della Natività senza retorica. Si rabbrividisce e ci si commuove di fronte a una raffigurazione così semplice del dolore e della gioia.

Il Paesaggio di Pistoletto, facente parte della serie degli Oggetti in meno, è definito dall’artista come “l’ultimo presepe”: si tratta di una piccola opera di cartone, carta colorata e figure di gesso, in cui manca l’immagine di Gesù Bambino.

 

Un’installazione luminosa di Marco Lodola (Dorno, Pavia, 1955), concepita appositamente per l’occasione, accoglierà i visitatori e le visitatrici all’ingresso della Fondazione Carispezia, rallegrando l’atmosfera della città proponendo un immaginario ludico e pop. Nel corso degli anni Lodola ha realizzato presepi coloratissimi che hanno illuminato le facciate delle più prestigiose istituzioni museali di Italia. “La condizione di sofferenza che viviamo oggi è stata l’ispirazione da cui sono partito per rappresentare una rinascita luminosa, un senso di speranza, la fiducia in un cambiamento” – ha dichiarato l’artista.

Il percorso pensato per l'esposizione travalica il rigido ordinamento cronologico e si articola in sale tematiche che danno vita a un percorso di rinascita e luce, di spiritualità e poesia.

La mostra è corredata da un giornale-catalogo con un testo dei curatori Lara Conte e Alberto Salvadori e approfondimenti di Giuseppe Appella, Simonetta Maione, Andrea Marmori e Giulio Sommariva.

 

Con questa iniziativa inedita, Fondazione Carispezia torna a proporre nel periodo natalizio un importante evento espositivo nell’ambito delle arti visive.