Museo Diocesano - Massa

Dal 7 dicembre fino al 12 gennaio 2020. “Nel segno della rosa” è il titolo della mostra di Piero Mosti che si inaugura sabato 7 dicembre alle ore 18.30 al Museo Diocesano di Massa (Ms). Organizzata dall’Associazione Quattro Coronati, direttore artistico Mauro Daniele Lucchesi, rimarrà aperta fino al 12 gennaio 2020. Mosti, che vive e lavora a Massa, è sicuramente uno degli artisti più ermetici, più intimi dell'arte italiana, che da sempre ha identificato la propria vita con il “fare arte” in una ricerca continua arrivando ad una pittura carica di simbolismo dominata da luce e colore. In questa mostra il filo conduttore è la rosa, un fiore, forse anche per la sua struttura a forma rotonda, che è stato sempre reputato simbolo di completezza e non a caso “la regina di tutti i fiori”. 

Dalla rosa mistica alla rosa profana, da sempre stata caricata di significati allegorici: la rosa è rinascita, sbocciare di nuove forze e simbolo dell’ineluttabilità della morte, dell’Amor Sacro e dell’Amor Profano, come nell’omonima opera di Tiziano. E’ naturale che la pittura, ne sia influenzata, tutti gli artisti nel corso della storia la hanno rappresentata, affrontandone i molteplici significati, sia in tema religioso sia con significato laico o esoterico e a questo “destino” dell’arte non poteva sottrarsi Piero Mosti. Il percorso espositivo della mostra raccoglie 20 dipinti in cui l’artista dice la sua sulle rose: icone, immobili e silenziose, davanti alle quali lo spettatore non può sottrarsi se vuole essere partecipe della sua pittura. Il legame tra pittore e colui che osserva, l’intimismo che si viene a creare tra chi guarda e l’opera, è il grande miracolo della pittura di Mosti. Il velo dato dall’uso personalissimo di colore e luce e da una grande capacità tecnica, gli permettono di addentrarsi nel mondo ad occhi aperti, polvere e polline, con il coraggio e la consapevolezza del vissuto, del sentire, del tempo passato, del trascorrere della vita. 

“In queste ultime opere Mosti conclude un altro viaggio verso il suo io – spiega Mauro Daniele Lucchesi -, scavando nel passato (i muri consunti, screpolati, con timidi segni di rinnovamento) per far emergere più che il presente un futuro, simboleggiato dalle rose adagiate su improbabili tavoli azzurri o che hanno un’origine non svelata mentre salgono, come in una ascensione mistica, su improbabili pareti. Rose delle quali Mosti ci “offre” la possibilità di immaginarne la nascita, la vita, la morte, non quindi una rosa ma “la rosa” che trasmette il grande vuoto del silenzio meditativo. Una dimensione concettuale – conclude Lucchesi-, che sembra non cedere all’istintività, una visione inverosimile, che diventa reale soffermando lo sguardo, facendo emergere ricordi”. Il Museo Diocesano di Massa si trova in Via Alberica 26 a Massa. La mostra è aperta ad ingresso libero il giovedì, venerdì e sabato e domenica dalle ore 15 alle ore 19, dall’8 dicembre al 12 gennaio 2020 escluso giovedì 26 dicembre. Info: tel. 0585499241, Associazione Quattro Coronati: e-mail:a.q.coronati@gmail.com, tel. 3791855725. Piero Mosti biografia Dopo le elementari frequenta i corsi serali di pittura sotto l’insegnamento di Mario Angelotti, all’Istituto d’Arte di Massa e, successivamente, le lezioni riguardanti le tecniche di preparazione degli intonaci e dell’affresco. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Carrara dove incontra il Prof. Pier Carlo Santini che, riconosciutane la bravura, scrive: “…era logico che il primo trapasso stilistico si verificasse nella direzione di un tipo di realismo idoneo il suo senso dolente della vita, venato di pessimismo dolente. Il pericolo era la retorica, lo scontato…Mosti lo ha evitato, sostituendo al racconto letterale e in definitiva illustrativo, una figurazione di natura evocante, la cui materia tematica si fa allusiva di ben altro di ciò che è, assumendo un pregnante valore simbolico. In oltre quarant’anni di attività ha esposto in importanti spazi pubblici e privati, sia in Italia che all’ estero. E’ uno dei maestri riconosciuti della pittura italiana contemporanea. Nel 2011 è stato invitato alla Biennale di Venezia. Hanno scritto di lui: Pier Carlo Santini, Dino Carlesi, Franca Calzavacca, Rosi Galleni Fabiani, Anna Laghi, Gianni Dova, Fausto Maria Liberatore, Franco Solmi, Tommaso Paloscia, Gianni Cavazzini, Elvira Cassa Salvi, Carlo Bordoni, Alberico Sala, Massimo Bertozzi, Giovanni Testori, Luciano Caprile, Paolo Rizzi, Sebastiano Grasso, Giovanni Faccenda, Riccardo Ferrucci, Maurizio Sciaccaluga, Alessandro Romanini, Duccio Trombadori, Giuseppe Cordoni, Viginie Moreau, Jean Galb, Paola Artoni, Domenico Montalto…e altri…