Palazzo Mediceo - Seravezza (Lucca)

Dal 10 luglio al 13 settembre 2020 mostra retrospettiva antologica del pittore Eugenio Pieraccini (1922 – 1980) “il diavolo e l'acqua santa”. Inaugurazione venerdì 10 luglio ad ore 18,00. Ingresso libero. Si riporta, quale esempio, uno stralcio, tra i vari interventi in catalogo, di Lodovico Gierut: “Il vocabolario di Pieraccini, peraltro sempre pieno di simboli, s'è (...) arricchito evolvendosi temporalmente nel racconto sovente evocativo e nell'interpretazione di questi “suoi” personaggi, talvolta ironici, che fanno parte di un libro dalle tante pagine che, se si fa prettamente riferimento alle sue varie tecniche dell'universo incisorio, partendo dalla xilografia, si sono perentoriamente insinuate nella litografia, nella calcografia (acquaforte, acquatinta, puntasecca, vernice molle, fotocalcografia...) e nella serigrafia. In tutte queste tecniche – lasciando da parte quelle tematiche su cui hanno dissertato i vari Romano Battaglia, Raffaello Bertoli, Liana Bortolon, Enrico Dei, Giovanni March, Tommaso Paloscia, Giovanni Pieraccini e via dicendo – emerge uno spirito che, se da un lato è entrato con piena partecipazione in uno spazio di ricerca non privo di elaborazioni e rielaborazioni, dall'altro ha saputo mantenere il rigore della tradizione. 

Penso così ai concetti di Luigi Carluccio nei quali, nel 1970, evidenziava l'importanza dell'originalità di un'opera grafica “commisurata alla quantità di partecipazione dell'artista alla sua realizzazione” e che “la stampa deve essere fatta “a braccio””, nel senso che il creativo o lo stampatore con la guida dell'artista, “sia una parte integrante e dinamica del congegno di stampa”. 
Eugenio Pieraccini, che come si sa è scomparso nel 1980 a Pietrasanta, è persino andato oltre, utilizzando con serietà la tecnica dell'offset (mi riferisco alla numerazione delle stampe, firmate personalmente una ad una), il ben noto procedimento industriale cui oggi si sono affiancati altri.
Eccomi a rincorrere, ad ammirare un'immagine dopo l'altra, quasi alla stregua di una coloratissima ed equilibrata serie di fotogrammi in cui la staticità è solo un'apparenza, giacché sembra quasi che per ciascuno di essi si apra un grande palcoscenico destinato a noi spettatori con storie e racconti, emozioni e sensazioni in cui freme il suo lirismo, soffuso di dolcissima melanconia anche per quel passato che gli è sempre rimasto nel cuore. 
Un trascorso, mi riferisco nell'occasione odierna al discorso grafico, dove è materialmente impossibile, come nel resto nella totalità delle opere, fare una scelta su quali siano quelle maggiormente rispondenti al suo passaggio nella vita. 
Potrei indifferentemente far riferimento, come inizio, ad “Uomo seduto” e a “Due monaci”, psicologicamente vicini il primo a Felice Carena e il secondo a Lorenzo Viani, ma subito dopo, quasi una concatenazione, lo spazio di Pieraccini si ampia a dismisura in strutture che ne spiegano con estrema chiarezza la collocazione materiale delle idee.
Si assiste, negli inchiostri e nelle chine e in definitiva in tutta l'opera incisoria sempre ricca di instancabile politezza espressiva, dove il colore/vita invade sovente la scena, alla perentoria conquista ed entrata in quello che volentieri definisco “tempo non tempo”, cioè a dire ad una vera e propria necessità di pensare e di dire e di fare e di creare.
La sua è stata una dimensione segnico/cromatica che ancora oggi, ogni volta che sono davanti a ciò che ha donato all'Arte, mi affascina e me lo fa ricordare”.

orari (escluso il lunedì, giorno di chiusura):

- dall'11 luglio al 23 agosto ore 10:30 - 12:30 / 17:00 - 23:00

- dal 25 agosto al 13 settembre ore 10:30 - 12:30 / 16:00 - 21:00