Simboli

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Simboli

Le prime forme simboliche sono apparse nel 1993. In quel tempo avevo lo studio in Borgo Allegri, caratteristica via fiorentina posta vicino alla basilica di Santa Croce, in Firenze, con le sue storie di Giotto e le infinite altre opere d'arte tra quelle mura custodite. In quei giorni - come spesso in quei tempi - stavo lavorando intorno alle tele senza una chiara idea di cosa sarebbe sorto, di cosa sarebbe venuto alla superfice. 

Quelle prime forme che apparivano, con il loro carattere simbolico che ancora non comprendevo, occuparono quasi subito il mio tempo, con le loro suggestioni che rivestivo di un colore ocra, oppure terra di siena, ma anche terre bruciate, marroni scuri, seppia: manti apparentemente monocromi sotto i quali vibravano diversi strati e voci di colori che si sovrapponevano nel materico impasto che andava a costituirsi. Chiamai quelle prime forme Partiture: come uno spartito musicale che ognuno potesse interpretare nella propria sensibilità, alle quali si aggiunsero, tra le altre, le Sumbola, nome dato per sottolinearne il carattere simbolico, privilegiando forme semplici, geometriche: il quadrato, il cerchio, nella secolare simbologia che le accompagna in ogni cultura e continente.

Scrive Giorgio Di Genova* "Nel filone delle convivenze di geometria e informale va annoverato il volterrano Arturo Lini e tangenzialmente il reggino Pino Jelo. Il primo tuttavia, eccetto che in qualche caso, p. es. Partitura, non fa assorbire le morfologie geometriche nel tessuto pittorico, evidenziandole ora come disegno al negativo ( penso al centrale rettangolo-finestra di AlKahest) ora perentoriamente[...]
*Giorgio Di Genova, Storia dell'arte Italiana del '900 - Generazione anni Quaranta (II), Bora Edizioni, 2009. p. 1154.